giovedì 7 aprile 2011
07/04
2011
San Piero a Grado (Pi), a mensa con i volontari, ma vince il couscous
Scritto da giovedì 7 aprile 2011 alle 17:15

SAN PIERO A GRADO (Pi) – L’ex distaccamento dei Vigili del fuoco lungo la vecchia strada Bigattiera alle spalle di San Piero a Grado, di proprietà dell’Università di Pisa, nel cuore del Parco naturale, è l’altra struttura nei pressi di Pisa che ha accolto trenta persone tutte di origine tunisina, tra i 25 e i 45 anni, del secondo gruppo di migranti ricevuti dalla Toscana. E’ stato affidato alle Misericordie pisane, Davide Rossi coordina l’attività, che non conosce pause. “I problemi sono tanti, e il tempo è stato davvero poco. Per fortuna i Vigili del fuoco avevano ristrutturato tutto con il loro lavoro volontario, e le camere sono a posto – sottolinea Rossi -. Ma i bagni erano del tutto insufficienti, e allora abbiamo portato un container attrezzato, gli stessi che usa la protezione civile in caso di emergenze”.

I pasti li porta da fuori una ditta convenzionata, “ma s’è dovuto subito cambiare menù, la pasta non è piaciuta – dice un volontario -, abbiamo dovuto chiedere riso o couscous”. Mangiano tutti insieme ospiti e volontari, in una grande sala comune. “Qualche tunisino è rimasto sorpreso, per noi è stata una cosa normalissima” afferma un altro volontario. “Abbiamo portato anche una televisione e un lettore dvd, per offrire un po’ di svago”. E prestissimo faranno partire corsi di lingua italiana: “Le giornate sono lunghe, vanno riempite in qualche modo, e qui siamo piuttosto isolati, anche se il posto è bello e nel verde”.

Il 118, anche qui come nel resto dei centri di accoglienza toscani, garantisce una buona assistenza sanitaria con controlli giornalieri o a chiamata. “Abbiamo avuto un paio di casi – aggiunge Rossi -. Un ragazzo ha mostrato una patologia respiratoria non grave; un altro invece ha problemi di circolazione sanguigna ad una gamba, con rischi di infezione. Li abbiamo fatti trasportare subito in ospedale a Pisa, per i controlli del caso; ma nessuna preoccupazione”.

Preoccupazioni che invece tutti mostrano, senza nemmeno troppo nasconderli, per il futuro; la gestione dei centri è complessa, e richiede uno sforzo non indifferente alle organizzazioni del volontariato. “I turni sono 24 ore su 24, il nostro numero è quello che è, e dobbiamo garantire il servizio quotidiano alla popolazione residente, cui si aggiunge questo impegno. Lo facciamo volentieri, la risposta che abbiamo fornito in Toscana con i piccoli centri di accoglienza diffusi si sta dimostrando ottima. Ma – concludono i volontari della Misericordia pisana, parlando insieme – aspettiamo risposte ai rischi di sovraccarico, cui non sappiamo se potremo rispondere con la dovuta efficienza”.

Un futuro cui invece non sembrano al momento prestare troppa attenzione gli ospiti tunisini. Per molti sembra l’incoscienza giovanile a farla da padrone, convinti che questo paese sia in grado di dare risposte ai loro bisogni di lavoro, al di là di capacità e titoli di studio. 25 anni, partito da Zarzis come quasi tutti (l’altra località di partenza è risultata Sfax), preferisce non dire il suo nome. “La miseria, la miseria è quello di cui oggi è ricca la Tunisia – dice – Io ho fatto le scuole medie, dopo mi sono messo ad accompagnare i turisti in gite a cavallo a Djerba. Poi le cose si sono messe peggio, ho venduto i cavalli, pagato il passaggio con i 3mila dinari ricavati (circa 1500 euro) ed eccomi qui. Qualsiasi lavoro mi va bene, voglio restare in Italia” traduce da un francese stentato il nostro traduttore volontario della Misericordia. E la traversata? “Tre giorni, con disagi per tutti, ma soprattutto per le due donne e i quattro, cinque bambini che erano sul barcone con me. E poi quindici giorni a Lampedusa. Ora sono qui, si sta bene, spero continui così”.

Share
Tag: 

Seguici su

Notizie dalla giunta


Canale YouTube

Ultime da Flickr